giovedì 24 marzo 2011

Citiamo una poesia


La guerra che verrà

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente
egualmente.

di Bertold Brecht

sabato 12 febbraio 2011

Moralità


Quando si parla di buono o cattivo, possiamo farlo in termini morali o non-morali. Possiamo infatti parlare di una buona vita o di una vita buona e solo nel secondo caso intendiamo dare un giudizio morale sulla condotta della vita, mentre nel primo la felicità della persona, può non dipendere dalla persona stessa. Nel corso della sua storia, la moralità si è occupata di coltivare certe disposizioni dell'uomo, tra cui figurano certamente il carattere e la virtù.

l'etica della responsabilità consiste nel fatto che poiché il futuro si prospetta nella sua incertezza l'uomo politico dovrebbe rispondere delle conseguenze delle proprie azioni che hanno un peso sulla vita dei propri simili, attraverso lo scontro politico, ma questo lo diceva quell'ignorantone di Max Weber

La responsabilità la possiamo riassumere così in tre modi fondamentali:
dicendo che una persona è responsabile
dicendo che una persona X è responsabile di un'azione Y
dicendo che una persona X è responsabile di un'azione Y, intendendo con Y qualcosa ancora da farsi, intendendo quindi che la persona X ha la responsabilità di fare Y.
Il problema è: "a quali condizioni è corretto giudicare o dire che X è responsabile di Y?" Ci sono convenzionalmente due condizioni necessaria tramite le quali possiamo definire X responsabile:
che X sia abile a compiere Y
che X faccia Y
Ora, il problema è: queste condizioni sono necessarie. Ma sono anche sufficienti? Aristotele riteneva che un soggetto è responsabile nel momento in cui
la causa dell'atto è interna al soggetto, cioè se il soggetto non è costretto ad agire da qualcuno o qualcosa di esterno l'atto non è risultato dall'ignoranza, cioè se il soggetto è anche cosciente dell'azione che compie.

Il nostro Silvio probabilmente è cosciente ed immorale, va oltre la teoria e questo è eccezionale!!!

venerdì 11 febbraio 2011

Moralità


"Chi, come voi dite, predica una Repubblica della virtù, con toni puritani e giacobini, ha in mente una democrazia autoritaria, il contrario di un sistema fondato sulla libertà, sulla tolleranza, su una vera coscienza morale pubblica e privata".:"Almeno un minimo si potrebbe contenere no ? L'esecutivo potrebbe essere un po' più passivo in certe situazioni...".

domenica 22 agosto 2010

La città che non dorme mai!



<New York accoglie tutti e rifiuta tutti allo stesso tempo,chi vive qua dice che la città ti spinge ad essere un animale estremo,dal Sex & the City,allo shopping compulsivo; esattamente ... è la Città che ti porta da un'esperienza estrema alla successiva.
New York vive di eventi! La nuova galleria d'arte, i concerti serali in piccoli club anonimi, è un'esperienza da fare, da vivere,da vivere stando però sempre con i piedi per terra, o almeno uno dei due>>.

lunedì 22 marzo 2010

C'era una volta l'industria


C'era una volta l'industria

Cosa abbiamo oggi ? Oggi abbiamo l'industria snella, io la chiamo industria snella, ma il suo vero nome è Lean Production; cosa significa questa parola ?
Secondo i nostri strateghi aziendali significa:
Eliminare lo spreco;
Specificare precisamente il valore dalla prospettiva del cliente finale;
Identificare chiaramente il processo che consegna valore al cliente (cosiddetto value stream), ed eliminare le fasi che non aggiungono valore;
produrre le rimanenti fasi che aggiungono valore in un flusso senza interruzione, organizzando le interfacce tra differenti fasi;
lasciare che sia il cliente a tirare il processo – non produrre niente fino a che non ce ne sia bisogno, poi produrre questo velocemente;
Perseguire la perfezione tramite continui miglioramenti.
Sprechi di materie prime ,
Sprechi dovuti a tempi morti ,
Giacenze di magazzino inutilizzate ,
Sprechi di sovrapproduzione ,
Sprechi legati a carenze nei processi ,
Trasporti inutili ,
Prodotti difettosi ,

Tutto questo sembra estremamente funzionale e pratico ma soprattutto sembra il deus ex machina dell'industria, privo di difetti.
Ne siamo certi ?
Nella voce Eliminare lo spreco, rientra anche il concetto di eliminare il superfluo o ,dico io,chi è superfluo; è quindi chiaro che potrò o meglio dovrò mantenere il minimo degli operatori attivi, possibilmente, incrementandone il numero in caso di necessità, ergo, con il lavoro interinale.
Out sourcing, significa dare da fare il lavoro fuori dalla fabbrica, se do da fare il lavoro all'esterno dell'azienda, non mi serve più gente qualificata nell'azienda, così quando c'è una crisi e devo fare rientrare il lavoro all'interno perchè ho una diminuzione delle commesse, all'interno della fabbrica avrò gente che non saprà più lavorare e quindi, come azienda verrò investito da una ondata di crisi smisurata, licenziamenti e casseintegrazioni.
Oggi dopo l'ondata di maltempèo che ha colpito le industrie italiane ed estere, vediamo il risultato di aver prodotto centinaia di migliaia di lavoratori che non hanno professionalità, se no quella della catena di montaggio.

lunedì 6 luglio 2009




Il comportamento “Politically correct” vorrebbe che l'opinione pubblica non fosse creata o pilotata dalle amministrazioni o dai partiti, ma vorrebbe che si formasse in seguito ad un dialogo nelle agorà popolari. Questo significa che il senso comune dovrebbe nascere spontaneo dalle azioni dei politici reggenti, dalle loro scelte si dovrebbe formare un consenso o un dissenso sul loro operato.
Se apriamo il portale politico troviamo censiti i luoghi virtuali della vita politica del nostro paese.
Per non dilungarci troppo prenderemo solo alcuni partiti maggiori coinvolti nella vita del nostro “Bel Paese”.
Secondo Politicaonline.net Alleanza Nazionale conta duecentoventotto tra siti web e portali, i Democratici di Sinistra e la Margherita duecentosessantanove, Forza Italia settantanove, L'Italia dei Valori sei5, L' UDC trentadue, la Lega Nord cinquantuno, Partito della rifondazione Comunista centonovantatre, il Partito Radicale quarantaquattro.
In totale ottocentonovantadue spazi della politica virtuale, volti a creare opinione pubblica; questi numeri sono però solo quelli censiti dal portale soprannominato, se apriamo per esempio il sito ufficiale del Partito di Rifondazione Comunista, che in questa legislatura è addirittura fuori dall'azione parlamentare vediamo che i suoi unici link sono quelli agli altri siti del medesimo partito e sono duecentoquarantanove, una cinquantina in più di quelli censiti da Politicaonline.net; se prendiamo Forza Italia, ad esempio, notiamo che attraverso un perverso giro di pagine web che vanno di link in link, si arriva ad una pagina che mostra tutti i Siti Azzurri(house organ del partito di Forza Italia) i quali contano solo nel nord Italia centotrentasette siti.
Questi sono solo due esempi di quanto la struttura politica nel web italiano sia articolata.
A proposito del discorso relativo alla formazione dell'opinione pubblica, risulta chiaro all’apertura di una qualunque di queste pagine che lo scopo non è l'informazione sul proprio operato, bensì creare una rete persuasiva complessa che sia così estesa da non riuscire a sfuggirne. Inoltre l'opinione che il pubblico si forma nella propria mente, per essere corretta, dovrebbe avere una visione globale dei fatti, dovrebbe esserci il “famoso” contraddittorio, ma in questi link politici non esiste nulla di tutto ciò, esistono solo rimandi da un portale ad un altro, ma sempre del medesimo partito politico.
Si tenta di creare un pensiero gruppale che potremmo assimilare al comportamento di gruppo dei tifosi durante le partite di calcio, o del “popolino” all'interno dell'arena finché il leone sta sbranando il gladiatore di turno: si tenta insomma di creare un consenso non basato sull’informazione, bensì sull'emotività.

domenica 30 novembre 2008

Chissa se funziona sul serio...


Oggi c'è crisi, crisi in senso lato, lato nel senso di generale, ma non un generale dietro la collina, è proprio qua da noi.
Io ho un fratello, ha 37 anni ed è precario da 3; da tre anni gli rinnovano il contratto ogni mese, per un totale di 36 rinnovi.
Nell'azienda dove lavora lui sono in cento nella medesima condizione.
Io non so se questo sistema funziona, ma mi domando, è normale che in una azienda si assumano 100 precari ?
Io capisco che si possa avere un picco di produttività, ma 100 è un numero impressionante, e si può parlare di picco se dura tre anni ?
Io credo che questa sia ormai una farsa.
Il problema è che lo dico sempre a quelle 4 persone, come faccio a dirlo a 40 milioni di persone ?
No non può funzionare così.
Produciamo miliardi di cose di cui non abbiamo bisogno e non le consumiamo, e ci stupiamo poi...